Hai un’idea di impresa? Perché non realizzarla in cooperativa?

Fare impresa vuol dire unire idee, lavoro, iniziative, risparmi per raggiungere un risultato economico comune mirato a:

1) remunerare il capitale investito (profitto)

2) remunerare il proprio lavoro e i propri prodotti alle migliori condizioni di mercato (mutualità)

La cooperativa è una impresa costituita fra persone fisiche e giuridiche che condividono il secondo obiettivo:

– si organizzano per combattere assieme i pericoli di speculazione e affrontare da imprenditori le sfide competitive ed innovative del mercato;

– applicano nei loro comportamenti i valori della solidarietà, trasparenza e democrazia decisionale.

In quanto impresa ha quindi un fine economico, ma l’attività di una cooperativa va a toccare, in modo non marginale, la sfera del sociale, quella economica e non ultima quella culturale: non è solo uno strumento di mercato, ma anche un ambito di crescita personale e sociale, una palestra di sviluppo culturale e umano che fa crescere anche la comunità dove essa è radicata.

La cooperativa dunque non è solo impresa ma anche comunità. Ha un doppio fine economico e sociale che non si raggiunge se non stando in una “società”, un gruppo di persone che si uniscono per soddisfare un bisogno comune. La cooperativa è un’impresa nella quale la persona-socio prevale sull’elemento economico, in cui però la generazione di un utile economico è una condizione operativa da rispettare, per essere efficienti e garantire la crescita sociale ed economica dei soci: alla base della cooperativa sta infatti la comune volontà dei suoi membri di tutelare i propri interessi di consumatori, lavoratori, agricoltori, operatori culturali, ecc., per i quali la gestione comune dell’impresa diviene uno strumento per non trovarsi in uno stato di inferiorità, ma anzi in una situazione di concorrenza, nei confronti di chi detiene una posizione di forza sul mercato.

Ne consegue che mentre tutte le cooperative devono essere anche imprese, non tutte le imprese possono essere cooperative.

Se non si ha consapevolezza di questi presupposti  succede che:

– la cooperativa resta come una bellissima “Rolls Royce” che rischia di essere utilizzata come una Cinquecento, quando i soci si atteggiano a lavoratori dipendenti anziché a imprenditori

– la cooperativa si trasforma in un “mostro” quando utilizzata fuori della mutualità e dentro schemi organizzativi e culturali tipici dell’impresa profit.

L’impresa cooperativa è caratterizzata da otto principi fondanti:

1. Una testa un voto

La cooperativa è l’unica forma imprenditoriale che non consente la concentrazione in poche mani della proprietà di una società. Qualunque sia la quota di capitale posseduta, il valore del

voto del socio cooperatore in assemblea è sempre uguale a uno.

2. La partecipazione

Sono i soci che amministrano la cooperativa: è obbligatorio che il consiglio d’amministrazione sia composto in maggioranza da soci cooperatori.

3. La natura mutualistica

Il fine di una cooperativa non è il lucro individuale, ma quello di realizzare gli scambi mutualistici con i soci.

4. La natura non speculativa

Nel momento dello scioglimento, i soci non possono dividersi il patrimonio della cooperativa, né possono vendere la società nel suo complesso. La legge consente una tassazione agevolata degli utili, a condizione che siano reinvestiti per lo sviluppo della cooperativa stessa.

5. La porta aperta

La cooperativa è una struttura aperta. Chiunque ne condivida i principi mutualistici può chiedere di farne parte ed essa può accettare tale richiesta purché sia in grado di soddisfare il bisogno di lavoro o di servizio.

6. La solidarietà intergenerazionale

Per effetto della propria natura non speculativa, la cooperativa tende a conservarsi nel tempo per le generazioni future, alimentando un circuito virtuoso d’investimento e innovazione e il trasferimento delle competenze e abilità fra soci anziani e giovani.

7. La solidarietà intercooperativa

Condividendo gli stessi principi, tra le cooperative si attuano forme di solidarietà sia nello sviluppo, sia nel consolidamento sul mercato. Ciò consente a qualunque impresa di essere parte integrante di un movimento che vuole affermare valori di efficienza e di solidarietà.

8. La mutualità verso l’esterno

Tra le missioni delle cooperative vi è quella di favorire con contributi diretti e indiretti, la nascita di nuove cooperative. A questo fine tutte le cooperative destinano una buona parte dei propri utili a un fondo mutualistico finalizzato alla promozione e allo sviluppo della cooperazione.

 

 

La scelta di fondare una cooperativa consente di rispondere a numerosi bisogni, individuali e collettivi:

Risposta al bisogno di lavoro.

 

Le cooperative diffondono la cultura dell’iniziativa, del mercato e permettono la partecipazione ai processi economici a persone e gruppi sociali che altrimenti ne sarebbero esclusi: si diventa soci per creare occupazione, per migliorare le proprie condizioni di lavoro, per valorizzare le risorse individuali e collettive,

Risposta al bisogno di far crescere la propria impresa.

 

Aggregandosi in Cooperative, più imprese riducono i costi di gestione, hanno più forza di acquisto e competitività, intraprendono iniziative comuni, formano e coinvolgono in attività di impresa ingenti risorse umane.

–       Risposta al bisogno di una migliore qualità della vita e di una migliore qualità dei servizi alle persone.

Le cooperative sono un forte fattore di coesione sociale e di responsabilità: ci si associa perché si condivide uno stesso ideale o cammino culturale e sociale, per fornire beni o servizi qualificati in autogestione e a prezzi inferiori a quelli offerti dal mercato, salvaguardando il potere di acquisto, la salute e l’ambiente. Sono inoltre un laboratorio di democrazia, di partecipazione, di responsabilità solidale: ci si associa perché si desidera lavorare in una struttura il cui clima interno è orientato alla collaborazione più che alla competizione, le finalità mutualistiche dei cooperatori legano strutturalmente la loro impresa al territorio improntandole ad un consapevole localismo, ma allo stesso tempo offre alle piccole imprese una modalità di integrazione che ne salvaguarda l’autonomia pur mettendole in grado di competere in mercati più larghi.


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